TOP 3 progetti abbandonati troppo presto

La tecnologia si evolve e giorno dopo giorno nascono idee più o meno utili ma sempre incredibili, purtroppo non tutte queste idee finiscono per essere realizzate o commercializzate talvolta per la scarsa utilità altre volte per i prezzi troppo alti, per questo oggi vi parlo dei 3 progetti che avrei voluto vedere realizzati ma che non sono mai stati commercializzati.

GOOGLE GLASS

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Non posso non iniziare parlandovi degli occhiali per la realtà aumentata di Google, i celebri Google Glass, dispositivo che fino ad un annetto fa rappresentava il top della tecnologia ma che come prodotto per una serie di problemi quali bug ed autonomia insufficiente (senza considerare il prezzo) non è mai stato commercializzato e sebbene il progetto non sia stato propriamente abbandonato come potete leggere sulla pagina ufficiale, https://www.google.com/glass/start/ , comunque attualmente è fermo e non è dato sapere se mai ripartirà.

PROJECT ARA

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In generale l’idea di uno smartphone modulare al 100% può secondo me piacere solo ai più appassionati mentre il grande pubblico preferisce dispositivi più consolidati e sui quali non deve lavorare, queste ragioni secondo me hanno portato alla morte dello smartphone modulare per eccellenza: Ara, annunciato nell’autunno 2014 nonostante tutte le difficolta Google sembrava potercela fare finché a fine maggio 2015 il capo del progetto Paul Eremenko abbandona Google e tutt’una serie di problemi portano alla definitiva morte di Ara, altri hanno provato come Motorola con il suo Moto Z che non ha riscosso chissà quale successo ma comunque è stato uno smartphone che ha lasciato il segno con l’idea di personalizzarlo tramite delle cover. Più triste è stato invece il mercato per LG che con il suo G5 ha provato ha creare un tipo di modularità basata su dei moduli da sostituire alla parte bassa della scocca, un’idea carina ma che è stata abbandonata con il G6 anche perché (a detta di alcuni rappresentanti LG) i moduli non aggiungevano funzioni sufficienti a giustificarne il prezzo e l’ingombro.

SAMSUNG GALAXY NOTE 7

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Un dispositivo che occupava una nicchia tutta sua per coloro che avevano bisogno di grande produttività e del quale quest’anno, dato il ritiro dal mercato per colpa degli esplosivi problemi che lo vedevano protagonista, si è sentita la mancanza per colpa dell’assenza di dispositivi che riuscisserò a rimpiazzarlo con caratteristiche e funzionalità alla pari.

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Nasce The Magic Minute Project, l’iniziativa di Google a favore di Android Wear

Che cosa è possibile fare in appena un minuto? Una domanda semplice che un team di Google ha usato per creare una campagna pubblicitaria per favorire la crescita di Android Wear, il progetto si chiama “The Magic Minute Project” ed è stato lanciato con una serie di 30 video da 60 secondi realizzati dal team sopracitato, video tra di loro molto diverso il cui unico legame è (oltre alla durata) anche la presenza di uno smartwatch Android Wear tra i quali ricordo Asus ZenWatch 3, Michael Kors Access, Moto 360 2nd Gen, Moto 360 Sport, Huawei Watch, Nixon Mission, Polar M600, Fossil Q Wander, Fossil Q Marshal, Casio Smart Outdoor Watch e LG Watch Urbane.

Ovviamente questi 30 video sono solo l’inizio dato che sul sito ufficiale del progetto Google ci invita a pubblicare il nostro minuto magico, un’iniziativa carina che evidenzia i molti sforzi che Google ha intrapreso per migliorare il suo OS per smartwatch che è indubbiamente oppresso dalla forte competizione di WatchOS e Tizen.

Vi lascio il link per visitare il sito ufficiale del progetto ma prima vi ricordo di lasciare un like se l’articolo vi è piaciuto, di commentare per farmi sapere che ne pensate e di condividerlo se volete tenere informati i vostri contatti su questo argomento ma soprattutto di seguirmi su Facebook e Twitter per tenervi aggiornati su tutte le novità e gli articoli di questo sito.

The Magic Minute Project

Ecco la scheda tecnica dei nuovi Google Pixel e Pixel XL

Google ha annunciato due nuovi smartphone: Google Pixel e Pixel XL, questi nuovi terminali saranno prodotti da HTC ma sotto l’attenta supervisione di Google (come fa Apple con Foxconn) e in quest’articolo vi mostrerò la scheda tecnica completa e un breve video presentazione di Google mentre se volete saperne di più vi consiglio di leggere QUEST’ARTICOLO dove ne parlo in modo molto approfondito anche con alcune mie considerazioni.

Ma veniamo a noi, ecco la scheda tecnica:

  • Display AMOLED da 5 pollici di diagonale con risoluzione FullHD (Pixel) da 5.5 pollici con risoluzione QHD (Pixel XL)
  • SoC Qualcomm Snapdragon 821 con CPU Quad-Core
  • 4 GB di memoria RAM
  • 32 o 128 GB di storage interno non espandibile tramite schede microSD
  • Fotocamera posteriore Sony IMX378 da 12 Megapixel con flash LED, f/2.0, OIS, PDAF, HDR+
  • Fotocamera anteriore da 8 Megapixel
  • Batteria da 2.770 mAh (Pixel) / 3.450 mAh (Pixel XL) con supporto alla ricarica rapida
  • Bluetooth 4.2, LTE, Wi-Fi, NFC, A-GPS e GLONASS
  • Porta USB-C
  • Jack da 3,5 mm
  • Certificazione IP53 contro acqua e polvere
  • Sensore di impronte digitali collocato nella parte posteriore della scocca
  • Dimensioni e peso Pixel: 143,8 x 69,5 x 7,3-8,5 mm e 143 grammi
  • Dimensioni e peso Pixel XL: 154,7 x 75,7 x 7,3-8,5 mm e 168 grammi
  • Colorazioni disponibili: Bianco, nero e blu
  • Sistema operativo Android Nougat in versione 7.1
  • Storage illimitato su Google Foto di foto e video in risoluzione originale

Insomma statistiche di tutto rispetto che però vedremo in Italia non prima della fine del primo trimestre 2017, nel frattempo però possiamo consolarci con il video presentazione di Google.

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Google Pixel e l’ottimizzazione Apple: la storia infinita

Android funziona, è versatile e ci si può fare praticamente tutto, iOS è… è… bello?

NO, è ottimizzato, solo questo. Da sempre il grande potere di Apple è stato produrre (non proprio autonomamente) sia l’hardware che il software di ogni suo smartphone e questo le permette di limarli e per l’appunto ottimizzarli sotto ogni punto di vista e renderli quindi apprezzabili e duraturi.

Android quindi (come anche Windows che ho però escluso per non confondervi troppo le idee) non è ottimizzato poiché frammentato su centinaia di prodotti diversi che ovviamente Google non può analizzare per assicurare le prestazioni migliori, ma non è solo questo il problema, questa frammentazione porta inevitabilmente alla perdita di un fattore che ogni anno porta decine di migliaia di utenti alla grande mela: la moda, fattore dovuto a quello che in un mondo di dispositivi top gamma tutti uguali io ritengo fondamentale, la personalità.

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E gli iPhone (con il loro sistema operativo ovviamente) di personalità ne hanno da vendere mentre Android con tutte quelle interfacce utente e quei dispositivi tra di loro diversissimi non lascia un’impronta nella mente degli utenti, come invece iOS fa. E voi direte “Tech ma ci sono i Nexus” già, Nexus comunque non prodotti da Google ma da HTC, LG, HUAWEI e compagnia cantante, Nexus comunque sempre diversi tra loro e che non hanno mai attirato l’attenzione dell’utente medio, con il loro aspetto anonimo e il loro nome mai sentito in televisione.

Tutti questi punti di forza hanno permesso ad Apple nel corso di questi lunghi anni di non avere mai un vero concorrente, non fraintendetemi ci sono molti altri dispositivi che tengono testa alla grande mela ma io sto parlando di concorrenza diretta, non ci sono stati infatti fino ad oggi dispositivi come gli iPhone prodotti in tutto e per tutto da una sola casa (a parte i Windows Phone che però non si sono mai fatti notare per le specifiche) ma adesso le cose stanno per cambiare con l’introduzione di una gamma di smartphone presentati come #madebyGoogle

Sto parlando di Google Pixel e Google Pixel XL, due terminali sì realizzati da HTC, ma sotto la stretta supervisione di Google che ha deciso ogni singolo passo, un po’ come già fa Apple con Foxconn. Per questo motivo questi sono i “suoi primi veri” smartphone.

madebygoogle

Inutile dire che le specifiche tecniche di questi dispositivi sono più che rispettabili (ve le lascio a QUESTO LINK) ma non è questo il fattore sul quale mi voglio concentrare, quanto più sul fatto che Google sta prendendo la cosa seriamente e non la sta trattando come trattava i Nexus. Chiara è l’intenzione di Google di creare un vero e proprio ecosistema made by Google e quindi diventare una controparte di Apple grazie a prodotti per la domotica come Google Home che come Apple TV gestirà la casa e offrirà un’integrazione multimediale con Google Chromecast, inoltre l’azienda di Mountain View si è lanciata seriamente nel mondo VR allargando ulteriormente questo ambiente, non dimentichiamoci inoltre il Pixel C che potrebbe nelle sue prossime versioni essere la versione robotica verde di iPad.

E per evidenziare questo voler strappare il mercato a Apple indovinate un po’ quale sarà il prezzo di Pixel in america? Tenetevi pronti: 649 dollari, esattamente il prezzo di un iPhone.

usa-today-google

Ma direte voi “non si può imporre la propria personalità al mercato in così poco tempo riuscendo a raggiungere la grande mela” e invece sì, con le corrette mosse di marketing, intraprese con l’acquisto da parte di Google della front page completa del giornale USA today che il giorno della presentazione dei terminali era (come vedete dall’immagine) occupata dal logo della G colorata.

Non è tutto però, big G ha già dichiarato di voler intraprendere una maestosa campagna di marketing volta a far conoscere questo smartphone al grande pubblico, un progetto molto ambizioso che mi sta davvero incuriosendo ma che non vi nascondo mi ha lasciato perplesso per un solo punto, il prezzo, che sebbene adatto per uno smartphone di questa fascia non mi sembra adeguato per il lancio di una nuova gamma che udite udite vuol far concorrenza ad Apple e potrebbe quindi non sortire i risultati sperati.

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Google Foto 2.0 stabilizza le foto di iOS

Con un aggiornamento specifico, Google ha portato alla sua app fotografica ufficiale Google Foto le stesse funzioni di stabilizzazione automatica delle immagini Live Photo che aveva fatto debuttare tempo fa in un’app separata (Motion Stills).

Google Foto 2.0 adotta quindi la tecnologia che a Mountain View hanno sviluppato già qualche anno fa per la stabilizzazione dei video caricati su YouTube. In estrema sintesi, le app Google che hanno questa funzione impiegano diversi algoritmi mirati per separare gli oggetti in primo piano da quelli sullo sfondo e poi “congelare” il movimento di questi ultimi.

Parallelamente, in caso di video in cui l’iPhone non è semplicemente instabile ma proprio in movimento, altri algoritmi calcolano il percorso migliore che una videocamera stabilizzata avrebbe seguito per quella scena e lo applicano alla nostra ripresa.

Prima eseguiti in cloud sui server di Google, tutti questi algoritmi sono stati man mano ottimizzati per poter essere eseguiti anche da uno smartphone. Il risultato sono appunto Motion Stills prima e ora questa nuova versione di Google Foto.

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Google abbandona Project Ara


Dopo il passo indietro sui Google Glass, Big G rinuncia ad un altro progetto avveniristico al quale (se mi seguite da un po’) sapete ero molto affezionato: quello di project Ara, lo smartphone componibile come un Lego che stava sviluppando da tre anni. Lo stop farebbe parte di riorganizzazione del settore hardware di Mountain View sotto la responsabilità del nuovo capo Rick Osterloh che intenderebbe restringere il suo campo d’azione a pochi e importanti progetti.

Project Ara era nato grazie ad una start-up rilevata da Motorola (azienda poi acquistata da Google) chiamata Phonebloks.

E’ possibile che Google in futuro possa dare la tecnologia in licenza e quindi vedere comparire sul mercato questo tipo di smartphone, magari prodotta da altre aziende.

Nel frattempo, altri colossi della tecnologia si sono portati avanti. Ad esempio, LG ha lanciato uno smartphone (il modello G5) che ha una struttura che consente l’installazione di moduli, così come il Lenovo Moto Z, anche se si tratta di un approccio meno estremizzato di quello immaginato da Google che avrebbe consentito una personalizzazione del telefono a seconda delle esigenze dell’utente.

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Android 7.1 sarà una major update

Google di recente ha annunciato la distribuzione di Android 7.0 nome in codice Nougat. La nuova versione del sistema operativo del robottino verde porta con sé tante novità ma, come descritto dagli utenti della rete, manca ancora di alcune interessanti funzionalità che con tutta probabilità vedranno la luce con la prossima versione dell’aggiornamento ovvero Android 7.1.

Android Nougat secondo quanto riportato da Evan Bless  seguirà un vero e proprio piano di rilascio di aggiornamenti minori che introdurranno gradualmente un gran numero di funzionalità. Nello specifico la prima major release sarà Android 7.1 a cui seguiranno Android 7.1.1, Android 7.1.2  e così via. Un po’ come sta succedendo per Minecraft che è passato da un mega aggiornamento ogni due anni a  tanti piccoli aggiornamenti mensili.

La strategia di Google è chiara, l’azienda di Big G vuole offrire ai suoi utenti la miglior esperienza utente possibile e allo stesso tempo favorire una distribuzione quanto più ampia possibile delle nuove versioni del proprio sistema operativo mobile. La frammentazione di Android è un grosso problema di cui Google ha cominciato a occuparsi seriamente solo di recente.

Il settore mobile è in continua evoluzione e gli utenti richiedono sempre più funzionalità, sempre migliore esperienza utente e performance. Google ha cominciato ad ascoltare i propri utenti e i  risultati sono sotto gli occhi di tutti.

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HTC Nexus Sailfish fotografato e… pubblicato su Twitter!

Tra gli smartphone più attesi di questo periodo non si possono non nominare i nuovi Nexus, in particolare sta dando molto da parlare il Nexus Sailfish di HTC, questo per una foto pubblicata su Twitter (quella in alto) che ritrae uno smartphone che viene identificato come il nuovo Nexus, ma sarà davvero lui? Una sola cosa è certa, l’interesse della community Android e non per questo smartphone cresce giorno dopo giorno e nel frattempo dobbiamo accontentarci delle briciole di pane che Google e HTC lasciano in giro per il web.

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Con le olimpiadi grazie a Google iniziano i Doodle Fruit Game 2016

Le Olimpiadi di Rio 2016 sono iniziati con la cerimonia di apertura e Google celebra l’evento con una serie di Doodle dedicati ai Giochi.

Dal 6 al 21 agosto il celebre logo del motore di ricerca cambierà aspetto con la rassegna dei Doodle Fruit Games 2016, una serie di loghi interattivi con protagonisti i frutti di stagione con i quali l’utente può giocare e cimentarsi nelle varie discipline olimpiche.

Può accadere così di imbattersi in ananas che giocano a tennis (il Doodle di oggi, sabato 6 agosto), in fragole e pere che si cimentano nelle gare di atletica inseguite da angurie o frutti più voluminosi che impediscono di raggiungere il traguardo, in limoni che nuotano tra i cubetti di ghiaccio oppure in un mango che gioca a golf. Tra una gara e l’altra poi è possibile anche consultare schede e scoprire curiosità sui frutti stessi.

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Action Launcher 3 si aggiorna ed integra Google Now, ma ad una condizione…

Con l’ultimo aggiornamento disponibile sul Play Store il noto Action Launcher 3 integra nativamente Google Now, una funzione che fin’ora nessun altro launcher era mai stato in grado di offrire.

Il creatore di Action Launcher 3 si è dimostrato coraggioso, integrando le restrittive API di Google all’interno del suo gettonatissimo launcher, e permettendo agli utenti di poter così utilizzare Google Now nativamente dalla Home.

L’unica condizione necessaria affinchè questo sia possibile è avere i permessi di root: le API necessarie per avere Google Now richiedono che il launcher sia installato come applicazione di sistema, una procedura disponibile solo se si ha completo accesso e controllo sul nostro dispositivo con i permessi di root.

L’aggiornamento però non si ferma all’integrazione di Google Now: sono stati aggiunti nuovi Shutters, i widget ora possono essere sovrapposti ed è presente la ricerca rapida all’interno della barra Quicklaunch.

Un update ricco di novità ma su tutte spicca l’integrazione di Google Now. Lo sviluppatore ha anche confermato il pieno supporto a Samsung Knox, quindi se avete i permessi di root e volete provare l’integrazione di Google Now su di un launcher che non sia quello che Google vi fornisce, Action Launcher 3 è il vostro candidato perfetto.

Action Launcher 3 è disponibile sul Play Store gratuitamente, se volete sbloccare le funzioni avanzate che vi permetteranno di personalizzare ulteriormente la grafica e le funzionalità vi sarà chiesto di acquistare la versione PRO al costo di 4.99€.

Nel video qui sotto potete farvi un’idea.

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