Recensione de Il Terrore del Silenzio , un film avvincente

Netflix è una piattaforma famosa soprattutto per lo streaming di serie tv, tanto che alcune persone sono totalmente all’oscuro del fatto che oltre alle suddette serie Netflix dispone nel suo catalogo anche di un buon numero di film, alcuni belli altri brutti, oggi fortunatamente vi parlerò di un film della prima categoria, oggi parliamo de: Il Terrore del Silenzio.

Si tratta di un thriller horrorifico che si distingue dai film di  questo genere che stanno circolando negli ultimi anni perché (meraviglia delle meraviglie) non tratta di possessioni demoniache o di case infestate, nonostante ciò comunque si tratta di un film molto valido dalla trama abbastanza intrigante, una scrittrice sordo-muta vive da sola in una casa isolata in una foresta, la situazione precipita quando si accorge che un killer vuole ucciderla, inizierà allora la sua lotta alla sopravvivenza.

Sono diversi gli aspetti interessanti di questo film, a me è piaciuto davvero molto la protagonista che nonostante la sua incapacità di udire (molto debilitante se stai cercando di salvarti da un pazzo assassino) è davvero molto agguerrita e cerca in tutti i modi di salvarsi, durante il film ci sono molte scene di puro silenzio durante le quali la menomazione della protagonista viene trasmessa allo spettatore che quindi comprende a pieno il fatto che se la ragazza vuole salvarsi deve riuscire a contare a pieno su tutti gli altri sensi. Altro aspetto interessante è la psiche dell’assassino, una psiche contorta che più che uccidere la ragazza vuole giocare con lei, divertirsi e alla fine privarla della vita (citando testuali parole) solo quando morire sarà il suo unico desiderio.

Il Terrore del Silenzio

Si crea quindi una situazione interessante, da  un lato un uomo pericoloso ed armato capace di uccidere ma non ancora intenzionato a farlo volendo in un certo senso torturare psicologicamente la sua vittima (intenzione che si mostra molto chiaramente quando l’assassino per palesarsi quando la donna ancora non si è accorta della sua presenza le manda delle fotografie dove la osserva), dall’altro una donna chiaramente in una posizione di svantaggio ma che è intenzionata a sfruttare le sua armi al meglio per riuscire a sopravvivere.

Come avrete capito lo scenario è molto interessante, il tutto si svolge di notte in questa casa in mezzo alla foresta quindi anche l’ambientazione aiuta a trasmettere allo spettatore la sensazione di essere chiuso in gabbia che la protagonista prova.

Io l’ho apprezzato molto e mi sento di consigliarvelo.

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Dopo tutto questo tempo #4 FAMIGLIA ALL’IMPROVVISO ISTRUZIONI NON INCLUSE

Film di due ore proposto nelle sale italiane dal 20 aprile 2017 mostra le vicende di un donnaiolo irresponsabile: Samuel, che si trova però a dover crescere una figlia risultato di una sua tresca con una donna che abbandona la stessa figlia (Gloria) tra le braccia di Samuel e scappa via con un pretesto. Il film si incentra sul fatto che Samuel vuole proteggere la figlia dalla tristezza di essere stata abbandonata dalla madre fino a quando la stessa non torna e pretende di portare via la piccola con se, inizia quindi una sorta di battaglia legale dal finale commovente e inaspettato. Io l’ho visto al cinema e devo dire che questo film riesce nel corso della visione a trasmettere le emozioni più varie, all’inizio provoca divertimento nel vedere le vicende dello scapestrato Samuel poi c’è un momento di dramma quando gli viene consegnata la bambina, seguito da una sorta di momento perfetto nel quale Samuel e la piccola vivono felici, tutto interrotto dal ritorno della madre che riesce per breve tempo a portare via Gloria e il tutto termina con il colpo di scena più commovente e tragico possibile.

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Dopo tutto questo tempo #2 BREAKING BAD

Dopo tutto questo tempo #3 BETTER CALL SAUL

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Dopo tutto questo tempo #3 BETTER CALL SAUL

Better Call Saul è un prequel di Breaking Bad nel quale ci viene mostrata la carriera di Saul Godman, avvocato che aiuterà Walter e Jesse nei loro affari illeciti. In Breaking Bad quest’avvocato si fa chiamare come ho già detto Saul Godman mentre in Better Call Saul scopriamo che il suo vero nome è Jimmy Mcgill e che non è sempre stato al top come vediamo nella serie principale, infatti questo prequel mostra dagli albori di avvocato d’ufficio la sua ascesa in campo giuridico e la sua trasformazione nell’irriverente avvocato di Walter e Jesse.
Non posso ancora darvi un verdetto su questa serie perché sono solo al sesto episodio della prima stagione (ve ne sono 3) ma per chi ha visto Breaking Bad questo prequel è ciò che ci vuole per scoprire qualche dettaglio in più sull’universo narrativo creato da Vince Gilligan. Per il momento la promuovo.

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Dopo tutto questo tempo #4 FAMIGLIA ALL’IMPROVVISO ISTRUZIONI NON INCLUSE

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Dopo tutto questo tempo #2 BREAKING BAD

Tra le serie simbolo di Netflix, premiata come tredicesima serie meglio scritta di sempre ho finalmente recuperato Breaking Bad, serie scritta da Vince Gilligan che segue le vicende di un Professore di chimica con un cancro allo stadio terminale che per lasciare dei soldi alla sua famiglia decide di iniziare a cucinare metanfetamina.
Serie non nuovissima (2008-2013) composta da cinque stagioni ha tra i suoi migliori pregi oltre al coinvolgimento emotivo che ci avvicina a Walt (il protagonista) anche la trama narrata in maniera MANIACALE, ci sono dettagli che in una qualsiasi altra serie sarebbero ignorati ma che in Breaking Bad anche a decine di episodi di distanza vengono spiegati, come quando ci scopriamo come ha fatto Jesse a procurarsi il camper per cucinare le prime partite di met, nell’episodio nel quale se lo procura non viene mostrato il COME ma nessuno se lo chiede, è un piccolo dettaglio, invece in questa serie dopo due stagioni in un inizio episodio vediamo come ha ottenuto il camper. Nulla è lasciato al caso, ci sono collegamenti tra episodi lontanissimi tra di loro è questo comporta un grandissimo impegno da parte di chi ha curato quest’aspetto.
Stupenda poi l’evoluzione della psiche di Walter, ma in questo caso non mi dilungo per evitare di fare spoiler, vi consiglio ovviamente di vederla.

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Dopo tutto questo tempo #1 13 REASON WHY

O meglio 13, serie che segue le vicende di un ragazzo (Clay) che riceve delle cassette dove una sua amica spiega le motivazioni che l’hanno portata al suicidio, la serie all’uscita ha attirato a se l’attenzione del mondo della critica, da chi l’ha considerata un capolavoro a chi invece l’ha declassata a teen-drama dalle pretese troppo alte io l’ho vista insieme alla mia famiglia e devo dire che non è affatto male, anche se un po’ lento verso la metà, tra i punti di forza sicuramente la regia che sinceramente ho apprezzato molto e le musiche che, oltre ad essere molto piacevoli ed accompagnare egregiamente le vicende di Clay, diventano rappresentative della serie, in qualsiasi contesto se ascoltate quelle tracce penserete subito ad Hannah e questo è un grande pregio. Della serie mi è piaciuto molto l’inizio, quando senza introduzione alcuna iniziamo a seguire Clay nella giornata durante la quale gli verranno consegnate le cassette, all’inizio non sappiamo ancora quello che è successo ad Hannah e i primi indizi sono alcuni ricordi di Clay. Mi piacciono le serie che catapultano lo spettatore direttamente nella vicenda senza introduzioni dandogli col tempo vari dettagli sconnessi come in quadro impressionista che lo stesso spettatore dovrà poi ricostruire.

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Dopo tutto questo tempo #0 INTRO

Da più di un mese non aggiornavo il mio sito, in genere pubblico articoli con una certa regolarità ma nell’ultimo periodo gli impegni scolastici mi hanno rubato davvero molto tempo, ragion per cui avete assistito a questa sorta di “stop”.  Ad ogni modo nelle ultime settimane nel tempo libero che la scuola mi lasciava ho visto un paio di serie tv/film dei quali parlerò brevemente in questa mini-serie che durerà solo due giorni intitolata “Dopo tutto questo tempo” in riferimento al tempo trascorso dall’ultimo articolo pubblicato e come citazione ad una celebre saga di libri (se sapete quale vi invito a scriverlo nei commenti).

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Sherlock 4 la recensione tra trama verticale e tranquillità

Dopo quasi 4 anni è uscita la quarta stagione di Sherlock, l’attesa è stata durissima e appena è uscito su Netflix sono corso a vederlo, anche se leggerete questa recensione molto dopo la visione. La stagione come sempre è composta da tre episodi ma oggi non parlerò approfonditamente della trama quanto più delle mie impressioni.

Da fan ovviamente la serie mi è piaciuta, la qualità è rimasta alta e gli episodi (sorvolando la voluta confusione iniziale) sono narrati in modo da essere comprensibili a tutti seppur apprezzabili secondo me solo dai più attenti che magari riescono a cogliere un riferimento o un leggero cambiamento nel comportamento di un personaggio.

In questa recensione comunque voglio rivelarvi quelli che secondo me sono i due elementi che caratterizzano di più questa stagione: la trama orizzontale e la tranquillità.

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La trama orizzontale per chi non lo sapesse è la trama che connette tutti i vari episodi mentre la trama verticale è quella che incide su uno solo di questi con poche ripercussioni future, secondo me una buona serie deve mantenere un certo equilibrio tra le due, equilibrio che viene abbandonato in questa nuova tripletta di episodi in favore di uno stile non più volto come nelle prime stagioni su singoli casi fini a se stessi e che non avevano importanti conseguenze su tutta la vicenda, quanto più su una serie di accadimenti concatenati tra di loro dall’evento scioccante della morte di Mary che continuerà ad essere tema importante sino al finale dell’ultimo episodio, ultimo episodio che forse rappresenta il massimo momento di trama verticale rispetto agli altri ma che comunque non vede più come elementi essenziali le deduzioni impossibili alle quali eravamo stati abituati bensì deduzioni più semplici che paradossalmente si contrappongono alle NON-DEDUZIONI del secondo episodio, dove Sherlock indovina eventi a settimane di distanza grazie ad una cimice nel bastone di Jonh, questo ci viene però rivelato alla fine, tanto che gli altri personaggi in quell’episodio (è penso di essere stato uno dei pochi a notarlo) non definiscono le sue capacità come genio ma come magia, una scelta a livello di trama che in un certo senso riporta Sherlock tra i mortali ed in effetti in questa stagione il protagonista appare più umano che mai.

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Questo BISOGNO estremo di sfruttare al massimo gli episodi per portare avanti la trama orizzontale l’ho visto sinceramente come l’atto disperato di chi per raccontare la sua storia a pieno avrebbe dovuto avere il doppio del tempo ma, forse per budget o forse per amalgamarsi alle vecchie stagioni, gli episodi sono rimasti 3 e secondo me andavano abbastanza strettini a Mark Gatiss e Steven Moffat. Non che questa stagione non mi sia piaciuta, ma una tale carenza di trama verticale mi ha sinceramente deluso.

Il secondo punto che secondo me caratterizza l’intera stagione è la tranquillità, da questo punto di vista notiamo un altro totale distaccamento dalle vecchie stagioni che erano frenetiche e piene di ultimatum e vite da salvare all’ultimo secondo mentre qui assistiamo ad una fase di distensione, il rapporto tra Sherlock e Watson si sta incrinando per colpa di una promessa non mantenuta (elemento ricorrente nelle opere di Moffat comunque non vi dico altro) e quindi è come se tutto si rallentasse fino al ristabilimento dell’amicizia avvenuto grazie al contributo di Mary (ma Mary non era morta??? Confondo un po’ le idee a chi ancora deve vedere la stagione) e solo dopo questo risanamento con l’epico finale si torna sulla cresta dell’onda come solo in passato Sherlock ed il suo fedele assistente hanno fatto e spero che con la quinta stagione tornino a farlo…

Queste erano le mie impressioni su Sherlock 4, la stagione mi è piaciuta ma non sono rimasto soddisfatto a pieno, l’elemento che la signora Watson ricopre negli episodi è geniale e indubbiamente Sherlock è una serie che consiglio dall’inizio alla fine ma ora come sempre vi ricordo di lasciare un like se l’articolo vi è piaciuto, di commentare per farmi sapere che ne pensate e di condividerlo se volete aiutarmi a crescere, ma soprattutto vi ricordo di seguirmi su Facebook e Twitter per tenervi aggiornati su tutte le novità e gli articoli scritti per voi da Mister Tech!

Ecco 10 curiosità che forse non sapevi sul Cinema!

Per l’ultimo giorno della settimana cinematografica vi presento un ibrido, un articolo che verrà pubblicato sia sotto la categoria Cinema che Curiosità, categoria che non aggiorno spesso e sarebbe invece il caso di farlo, oggi vi presento 10 curiosità che forse non sapevate sul Cinema.

Il cinema muto andato perduto

Sapevate che oltre il 90% dei film realizzati negli Stati Uniti d’America prima del 1929, per lo più muti, sono andati perduti? La maggior parte di essi per colpa dell’estrema infiammabilità delle pellicole dell’epoca, che ha causato numerosi incendi negli archivi delle case di produzione (per esempio, un incendio nel 1937 distrusse tutti i negativi originali della Fox). Inoltre numerose pellicole si sono deteriorate rapidamente poiché non conservate a temperatura e umidità controllate, e altrettante sono state distrutte intenzionalmente subito dopo l’avvento del sonoro perché si credeva che da quel momento in poi i film muti avrebbero avuto poco valore commerciale e che quindi non valeva la pena conservarli.

Il Padrino e la parola mafia

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Forse non ci avete mai fatto caso ma nel celebre film Il Padrino di Francis Ford Coppola, con Marlon Brando, Al Pacino e tanti altri, la parola ‘mafia’ non viene mai pronunciata, neanche mezza volta, nonostante sia una pellicola incentrata proprio su di essa! La leggenda vuole che sia stata la vera mafia a chiedere di non essere mai menzionata. Probabilmente pretendeva il pagamento del copyright…

I trailer dei film

Un tempo i trailer cinematografici per la promozione di un nuovo film venivano trasmessi dopo la proiezione di una pellicola nelle sale e non prima, come succede oggi. Non è infatti un caso che il termine trailer derivi da una parola inglese che letteralmente si traduce con ‘rimorchio’, proprio perché venivano proiettati alla fine del film. Tale pratica però non è durata a lungo, dato che gli spettatori tendevano ad abbandonare la sala subito dopo il termine del film senza guardare i trailer, ma il nome è rimasto.

Gli incassi di Paranormal Activity

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L’horror del 2007 Paranormal Activity, girato nello stile di un falso documentario, vanta uno degli ‘spread’ maggiori in termini di resa economica nella storia del cinema americano: costato meno di 15.000 dollari, ne ha incassati oltre 193 milioni. Non male, vero?

I costi di Titanic

titanic

Titanic, il film di James Cameron del ’97, è costato una cifra molto alta, circa 200 milioni di dollari, addirittura più di quelli che servirono per la costruzione del vero transatlantico nel 1912: 7,5 milioni, equivalenti a 180 milioni di dollari dei giorni nostri. Ma a differenza dell’originale che fece splash nell’oceano, la pellicola si è rivelata un eccellente investimento incassando dieci volte la spesa.

La velocità di Bruce Lee

La leggenda delle arti marziali, l’attore americano di origini cinesi Bruce Lee, era così veloce nell’effettuare le sue mosse di kung fu che i registi dei suoi film furono costretti a rallentare le scene dei suoi combattimenti per permettere agli spettatori di seguirne i movimenti.

Il cinema nigeriano

Conoscete il cinema nigeriano? No? Beh male, perché si tratta di un’azienda molto florida e prolifica (conosciuta anche col termine Nollywood) che recentemente, come numero di produzione di film, ha sorpassato anche quella statunitense, collocandosi al secondo posto dopo l’India per numero di produzioni cinematografiche mondiali.

Il prezzo dei popcorn

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Tra le immagini classiche del cinema c’è senza dubbio anche quella dello spettatore che guarda un film sgranocchiando il popcorn nel vasetto. Non è però un’usanza così economica, visto che recenti indagini hanno svelato che nelle sale cinematografiche statunitensi una porzione dei celebri chicchi di mais scoppiati è arrivata a costare circa 5,50 dollari, addirittura più di un’oncia di filetto mignon.

Fuck Pulp Fiction!

Pulp Fiction di Quentin Tarantino ha tanti pregi ma di certo non può essere considerata una pellicola da proiettare in un collegio di educande: tra le altre cose è stato infatti calcolato che durante il film la parolaccia inglese ‘fuck’ viene pronunciata addirittura 265 volte.

I viaggi nel tempo in Cina

In Cina il cinema lo prendono molto (forse troppo) seriamente e non ammettono che agli spettatori si raccontino fandonie: per questo i film che contengono improponibili ‘viaggi nel tempo’ (tipo Ritorno al Futuro) sono assolutamente vietati sia nelle sale che in TV.

Per oggi le curiosità sono finite e con quest’articolo si conclude la settimana cinematografica, spero vi sia piaciuta, nel caso vi siate persi alcuni articoli di questo evento trovate il link sulla home.

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Recensione di Io Robot, un film invecchiato bene

Oggi parliamo di un film del 2004 che da diversi anni volevo vedere ma del quale per una ragione o per un’altra ho sempre rimandato la visione, un film non nuovissimo ma comunque molto bello: Io Robot, film dall’atmosfera fantascientifica dove, in un mondo dove ormai i robot sono molto comuni e aiutano gli umani in ogni tipo di attività seguiamo le vicende di un detective che indaga su un presunto suicidio, lui è l’unico a credere che possa essere stato un robot ad uccidere l’uomo infrangendo quindi le leggi della robotica.

Ovviamente all’inizio nessuno lo crederà ma più avanti il suo sospetto si trasformerà in una vera e propria indagine su un robot di nome Sonny in grado di infrangere le leggi proprio grazie ad una modifica del suo creatore, che è poi il presunto suicida, sarà poi grazie a questo “caso” che troverà il vero antagonista di questa vicenda che come sempre in questi racconti di stampo Asimoviano segue la legge zero, più importante di tutte, preservare la razza umana, in questo caso, a qualsiasi costo.

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La trama è molto intrigante e di certo gli appassionati di questo genere come me sapranno apprezzarla ma se c’è una cosa che mi ha ancor più stupito è come questo film si lasci apprezzare da qualsiasi genere di pubblico, anche chi ha sempre odiato il genere dinanzi ad Io Robot è costretto a ricredersi, cosa che spesso non succede ai film di questo tipo, perché non è solo un film sui robot che vogliono imbrigliare l’umanità, Io Robot è prima di tutto una riflessione su alcune tematiche etiche futuristiche che non ci riguardano ora in prima persona ma che forse ci troveremo in futuro ad affrontare, se un robot commette un omicidio, è il robot a dover essere condannato oppure chi l’ha programmato? Quali scelte etiche dovrebbe compiere una macchina senziente sul punto di scegliere tra due umani quale salvare? Questo in particolare lo vediamo nell’incidente che coinvolge il nostro protagonista prima dell’inizio degli avvenimenti veri e propri e che ci verrà poi mostrato in un flashback.

Il punto poi è che tutte queste riflessioni sono poste in modo così sottile, così avvincente da risultare intrattenitive e tutt’altro che pesanti, questo rende il film molto gradevole tant’è che le quasi due ore di visione sembreranno volare via e questo è un grandissimo pregio.

Altro punto a favore di Io Robot sono gli effetti speciali e la qualità dell’immagine in generale che sebbene di ben 12 anni fa posso dirlo senza timore sembrano di ultima generazione, ci troviamo davanti ad un chiaro esempio di un film invecchiato bene e che nonostante gli anni resta comunque un visione incredibilmente piacevole, in definitiva questo sesto giorno della settimana cinematografica vi consiglio di vedere un film del quale non vi pentirete, cercato di recuperarlo e magari dopo la visione commentate per farmi sapere cosa ne pensate.

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In arrivo nel 2017 Una Serie di Sfortunati Eventi e sarà molto meglio del film!

Una Serie di Sfortunati Eventi, serie TV diretta da Mark Hudis e tratta dall’omonima serie di romanzi scritti da Lemony Snicket è in arrivo il 13 gennaio 2017 su Netflix. Del cast faranno parte, tra gli altri, gli attori Patrick Warburton, Joan Cusack, Malina Weissman e Louis Hynes. La prima stagione della serie TV sarà composta da otto episodi, ma secondo alcune indiscrezioni Netflix avrebbe già affidato ai produttori esecutivi il compito di lavorare ad altre due stagioni che dovrebbero vedere la luce tra fine 2017 e 2018.

Una Serie di Sfortunati Eventi segue le sfortunate vicende degli orfani Violet, Klaus e Sunny Baudelaire, che dovranno fare i conti con il loro malvagio tutore, il conte Olaf, desideroso di mettere mano alla loro eredità.

Gli orfani Baudelaire dovranno quindi cercare di fare di tutto per sfuggire al temibile Olaf e per scoprire la verità sulla misteriosa morte dei loro genitori.

Risultati immagini per una serie di sfortunati eventi netflix trailer

La serie è tratta dall’omonimo romanzo di Lemony Snicket dal quale già venne tratto un film che ad essere sincero non mi piacque, ma per una semplice ragione, troppi pochi avvenimenti e troppo poco tempo per raccontarli ma la serie potrebbe sotto questo punto di vista rappresentare una svolta creando più tensione nel corso delle puntate per scoprire il mistero e soprattutto una vera SERIE di sfortunati eventi cosa che sinceramente mi sta davvero incuriosendo e penso potrebbe alzare di molto l’asticella della qualità rispetto al film che diciamocelo non era un granché, inoltre più importante ruolo assumerà l’aspetto mistery investigativo, cosa che sicuramente renderà più intrigante il tutto. Anche se non ve ne ho parlato in QUESTO articolo poiché ho cercato di essere molto selettivo, comunque questa è una serie dalla quale mi aspetto tanto e che spero (ovviamente dopo la visione) di poter recensire quanto prima.

Lo scorso novembre Netflix ha poi reso pubblico il trailer ufficiale che introduce il pubblico italiano alla prima stagione della serie TV e ve lo lascio di seguito.

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