Ecco il DOC per Apple Watch che tutti gli appassionati Apple vorrebbero

Oggi vi scrivo per parlarvi di un prodotto che gli appassionati Apple non possono assolutamente farsi scappare, il suo nome è W3 stand ed è prodotto da Elago che lo offre al pubblico a soli 24 euro.

Ma perché questo dock è così particolare? Semplice, ha la forma del primissimo Mac: il leggendario Macintosh 128K presentato da Steve Jobs nel gennaio 1984. Il caricabatteria ad induzione dell’orologio di Cupertino va collocato nell’apposito alloggiamento all’interno, mentre l’orologio va posizionato in orizzontale, quindi è possibile sfruttare la funzionalità  “notturna” che trasforma l’Apple Watch in una sveglia da comodino. Ovviamente il dock è compatibile con tutte le versioni dello smartwatch e dato il prezzo molto contenuto può essere un regalo sfizioso per un amico Apple-dipendente.

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Rumors su iPhone 7s, 7s Plus e 8

Apple ha acquistato 70 milioni di display Oled da Samsung, questo potrebbe essere indice della volontà della grande mela di passare per i suoi nuovi iPhone dalla tecnologia IPS alla Oled, inoltre secondo alcuni rumors tutti i nuovi iPhone (7s, 7s plus e 8) avranno 3 GB di RAM e inoltre la batteria divisa in celle per ottimizzare al massimo l’autonomia dei dispositivi assottigliandoli comunque come ormai ci siamo abituati a vedere.

Un’ altra informazione interessante è che a differenza di tutti glia altri concorrenti Apple ha deciso di non passare allo standard USB-C, questo per non uccidere l’enorme mercato dei gadget per Lightning. Probabilmente però per permettere ai propri utenti di rimanere al passo Apple introdurrà in confezione un adattatore lightning a USB-C.

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Events by Facebook sarà presto sui nostri smartphone!

Dopo essere stata lanciata un paio di mesi fa su iOS, arriva ora su Android Events from Facebook, l’app dedicata agli eventi raccolti dal noto social network. L’idea, come già successo del resto con Messenger e Gestore delle Pagine, è quella di alleggerire l’app di Facebook, non solo in termini di funzionalità, ma anche per evitare di appesantirla con troppe notifiche di cose diverse, e lasciare invece che l’utente installi una specifica applicazione solo se ne ha davvero l’esigenza.

Questa “filosofia” non si è rivelata troppo popolare su iOS, dove l’app non ha propriamente sfondato nemmeno negli USA, oscillando tra le posizioni 250-500 della classifica delle app di questo genere, secondo App Annie. In ogni caso è anche ovvio che un’app simile non debba avere i volumi di quella principale, dato che servirà davvero solo ad una ristretta cerchia di utenti.

L’idea rimane comunque quella che Facebook eventi diventi in futuro anche più di ciò che adesso, ovvero un aggregatore di tutto ciò che c’è in città, e non solo, rubando la scena ad altri (pochi) servizi del genere, e finora Facebook ha dimostrato di saperci fare in queste cose.

Al momento purtroppo però l’app non è disponibile in Italia.

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Considerazioni su Super Mario Run, consumerà 75 mb di internet!?

Se non si include Miitomo, una sorta di social network più che un vero e proprio gioco, Super Mario Run sarà il primo vero e proprio videogame prodotto da Nintendo per una piattaforma smartphone. Presentato a settembre, nel corso dell’evento di lancio di iPhone 7, il platform della software house giapponese è pronto al suo debutto.

Super Mario Run si presenta come uno dei cosiddetti “endless runner”, titoli nei quali il giocatore controlla il personaggio limitatamente ad alcune azioni (come saltare) mentre questo corre attraverso vari ambienti.

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Il concept secondo me è buono, la società nipponica ha puntato sul suo brand di punta, Mario, semplicemente adattandolo al  mondo mobile, in fondo in tutti i giochi l’idraulico italiano fa sempre la stessa cosa: corre e salta indipendentemente dai controlli e quindi sicuramente questo gioco piacerà a tutti gli appassionati Nintendo.

Il gioco sarà un’esclusiva dell’Apple Store dal 15 dicembre mentre arriverà ad inizio 2017 anche su Android; il download gratuito offrirà tre modalità di gioco con progressione limitata mentre per sbloccare l’intero titolo sarà necessario sborsare 10 dollari. E voi penserete “ahahah Tech io scarico l’apk e frego il sistema xD XD” NO, mi dispiace ma a quanto pare Super Mario Run richiederà per essere giocato una connessione costante, questo per tenere il dispositivo sul quale opera l’app costantemente in contatto con i server di Nintendo, questo per questioni di sicurezza per permettere a Nintendo di mantenere il controllo sui dispositivi conessi, ciò POTREBBE (non è stato confermato) impedire l’utilizzo dell’app attraverso apk, se mai questo ci sarà.

Ad ogni modo chiusa questa piccola parentesi che ho fatto solo perché la grande N è convinta che SMR avrà più download di Pokemon Go, cosa improbabile visto il prezzo che (oso dirlo) è abbastanza alto per un one tap game da cellulare con soli 24 livelli. Comunque, secondo le prime indescrizioni  il grande problema del primo gioco mobile targato Nintendo è proprio questa sorta di rete sicura che arriverebbe a consumare addirittura 75 mb all’ora, malus che ne ridurrebbe inevitabilmente la portabilità, riducendo l’utenza interessata  già di base stroncata dal prezzo che ripeto per un giochino da cellulare (per quanto bello) è alto.

Non fraintendetemi, ho visto qualche gameplay sul canale YouTube ufficiale di Nintendo e devo dire che il gioco sembra davvero molto coinvolgente, magari tutte le informazioni che vi ho dato verranno smentite al day one, il prezzo verrà abbassato e verranno aggiunti altri livelli… e allora si che sarà un giocone, ma mi devo basare su quello che ho e devo dirvi che al momento sono un po’ titubante.

Per il momento è tutto qui, tornerò a parlarvi di Super Mario Run quando avrò il gioco fra le mani (nonostante tutto non vedo l’ora), nell’attesa vi lascio con il video presentazione ufficiale e vi ricordo come sempre di lasciare un like se l’articolo vi è piaciuto, di commentare per farmi sapere che ne pensate e di condividerlo se volete tenere informati i vostri contatti su questo argomento ma soprattutto di seguirmi su Facebook e Twitter per tenervi aggiornati su tutte le novità e gli articoli di questo sito.

In arrivo nuovi iPad nel 2017

Gli analisti di Barclays, gli stessi che si stanno rendendo attivi circa le indiscrezioni rilasciate su iPhone 8, stanno ora segnalando che Apple si sia messa in moto affinché si provveda al rilascio di tre nuovi iPad nel mese di Marzo del 2017.

Due di loro rappresenterebbero versioni rinnovate di entrambe le revisioni iPad Pro,  modelli che si presentano nei tagli dimensionali da 9,7 e 12,9 pollici, mentre si vocifera di un nuovo modello di iPad che potrebbe condividere la stessa impronta della versione da 9,7 pollici vista con iPad Air 2, ma stavolta senza cornici.

Il modello in questione dovrebbe pertanto rappresentare un device avente una dimensione dello schermo compresa tra 10 e 11 pollici, una categoria dimensionale del tutto nuova per i display iPad. Per quanto riguarda il 12,9 pollici, invece, si è anche detto di assistere ad un nuovo display True Tone come quello che ha debuttato sulla versione Pro 9.7 pollici. Una mossa in questo caso molto sensata.

Per quanto riguarda il nuovo modello, questo pare non sia destinato a riportare marchio “Pro”, bensì dovrebbe rispecchiare un modello “low cost”, da vendersi alla strenua dell’iPad Mini, introducendo così la creazione di un nuovo portafoglio di prodotti, sempre a patto che tutto questo risulti vero. Allo stesso modo, non è stato ancora previsto un piano per l’aggiornamento della line-up di prodotti per il 2017. In tal modo, pare non vi sia voce di alcun nuovo device quest’anno.

Se la notizia di un iPad privo si cornici di rivelasse vera, questa potrebbe essere una sicura indicazione che Apple stia procedendo all’introduzione di un programma simile anche per iPhone. Sarebbe l’ideale, visto che la società ha mostrato segni di rallentamento nel settore vendite di questo periodo.

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Uno sguardo attento a tutti gli smartphone dual-camera degli ultimi anni

Negli ultimi anni abbiamo visto diffondersi sempre di più dispositivi che invece di una montavano ben due camere anteriori, ma per cosa può essere utilizzata questa doppia camera? Diverse aziende hanno interpretato in modi diversi la possibilità di adoperare più di una fotocamera e in quest’articolo vi riassumerò tutti i più importanti device con questa tecnologia.

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Era il 2011 quando HTC e LG sceglievano di realizzare i loro smartphone con il supporto al 3D. Entrambi avevano una doppia fotocamera che veniva sfruttata per realizzare contenuti in tre dimensioni, da rivedere poi su dispositivi con il supporto a questa tecnologia (che invece ora sta sparendo anche dai TV per darvi l’idea del periodo di sviluppo).

 

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Pochi anni dopo HTC ci riprova con un nuovo smartphone con una fotocamera duo, l’HTC One M8 che disponeva di una fotocamera da 4.1 megapixel affiancata da un sensore da 2 ultrapixel che grazie ad un software di messa a fuoco chiamato Ufocus poteva creare particolari effetti come mettere a fuoco più punti per poi creare la foto con il punto di focus scelto anche in post-produzione, pochi effetti e qualità fotografica decisamente troppo bassa rispetto agli standard ai quali il mondo della tecnologia già si affacciava in quegli anni, fu di certo uno smartphone che non eccelleva per la qualità fotografica.

In tempi più recenti nel 2015 Honor presenta il suo 6 plus che con la tecnologia unique bionic parallel eagle eye consentiva con due camere da 8 megapixel di scattare fotografie a 13 megapixel con una tecnologia ispirata all’occhio umano che consente di ottenere una messa a fuoco più rapida e degli scatti più precisi.

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Una funzione che in fin dei conti poteva semplicemente essere sostituita da un unico sensore più performante.

Nel 2016 avviene una vera e propria esplosione di questa tecnologia ma i terminali più importanti a supportarla sono 3 e li vediamo subito.

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L’LG G5 che innova il mercato con una seconda camera con funzioni totalmente distinte dalla prima garantendo una qualità che passa dalla principale di 16 megapixel ad un più modesto 8 megapixel con il plus però di una lente grandangolare di addirittura 135° per effetti simili a quelli delle action cam come le GoPro che almeno secondo me su uno smartphone può essere più che utile molto divertente per un pubblico consumer ormai sempre più avvezzo ai social.

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L’Huawei P9 Plus che come il precedente ha una fotocamera con una funzione dedicata ma che in questo caso mantiene gli stessi megapixel della principale, 12, ma che cattura immagini unicamente in bianco e nero, effetto che può piacere come non piacere ma considerando che esistono  mille tool che non intaccano di molto la qualità dell’immagine garantendo risultati simili… diciamo che non è l’applicazione che ho preferito.

Ed ultimo l’iPhone 7 Plus con due sensori da 12 megapixel uno dei quali però con uno zoom ottico 2x che, attenzione, può attivarsi solo se le condizioni di luminosità sono buone, in caso contrario verrà adoperato il classico zoom digitale, funzione questa che insieme a quella del G5 è stata la mia preferita, la possibilità di uno zoom senza perdere la qualità dell’immagine è una prospettiva interessante che è stata ampiamente supportata con aggiornamenti.

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Questi sono stati i principali smartphone che negli ultimi anni hanno optato per una doppia fotocamera e io vi ricordo come sempre di lasciare un like se l’articolo vi è piaciuto, di commentare per farmi sapere che ne pensate e di condividerlo se volete tenere informati i vostri contatti su questo argomento ma soprattutto di seguirmi su Facebook e Twitter per tenervi aggiornati su tutte le novità e gli articoli di questo sito.

Un po’ di informazioni sul Surface Studio

Inutile far finta di nulla: il nuovo Surface Studio di Microsoft richiama nell’aspetto la linea Mac di Apple. Display dalla dimensioni generose in metallo, mouse e tastiera senza fili, un solo cavo, quello dell’alimentazione. La fondamentale differenza è naturalmente il suo cuore: Windows 10 da una parte, il nuovo sistema operativo MacOS Sierra (o versioni precedenti) per i Mac. L’impressione è che la società di Redmond stia cercando spazio proprio in questo segmento di mercato con un prodotto competitivo e altrettanto dispendioso.

Dal punto di vista tecnico, il Surface Studio esibisce uno schermo da 28 pollici, dotato di tecnologia touch e spesso 12,5 millimetri, nella scia dei prodotti della Mela, con risoluzione pari a 4.500 × 3.000 pixel. Attualmente l’iMac è disponibile in una doppia release, da 21,5 pollici con Retina 4k e risoluzione pari a 4.096 x 2.304 pixel, e da 27 pollici con Retina 5k e risoluzione pari a 5.120 x 2.880 pixel.

A spingere il nuovo Surface Studio ci pensano i processori quad core Intel Core i5 o i7 di sesta generazione, affiancati da 8, 16 o 32 GB di RAM, da schede video Nvidia GTX 965M con 2 GB di memoria GDDR5 o GTX 980M con 4 GB di memoria GDDR5, e 1 o 2 TB di storage ibrido SSD+HDD. Medesima varietà per iMac con i chip Intel Core i5 dual-core da 1,6GHz e Intel Core i5 quad-core da 2,8 GHz o da 3,1 GHz, sempre con 8 GB di memoria LPDDR3 e 1 TB di spazio per l’archiviazione, per il modello da 21,5 pollici e Intel Core i5 quad-core da 3,2 GHz e 3,3 GHz, configurabile con Intel Core i7 quad-core a 4,0 GHz, con 8 GB di RAM DDR3 e storage da 1 o da 2 TB, per la versione più grande.

Se il comparto connettività del Surface Studio di Microsoft si compone dei moduli WiFi 802.11 a/b/g/n/ac, Bluetooth 4.0 e Xbox Wireless, dalla sua ci sono anche quattro porte USB 3.0, lettore schede di memoria SDXC, uscita video mini DisplayPort, due microfoni, altoparlanti stereo Dolby Audio Premium e jack audio da 3,5 mm e una webcam frontale da 5 megapixel. Non passa inosservato il disco in alluminio Surface Dial, dotato di due batterie di tipo AAA, da collegare al PC via Bluetooth.

Capitolo prezzi: si parte da a 2.999 dollari per il Surface Studio con configurazione Intel Core i5, 8 GB di RAM, hard disk da 1TB e scheda grafica GeForce GTX965M. Si sale a 3.499 dollari per quella equipaggiata con Intel Core i7, 16 GB di RAM, hard disk da 1 TB e scheda grafica GeForce GTX965M. Si raggiunge il tetto di 4.199 dollari per quella con Intel Core i7, 32 GB di RAM, hard disk da 2 TB e scheda grafica GeForce GTX980M. L’appuntamento con i negozi è dal 12 dicembre. Per le tre configurazioni di iMac da 21,5 pollici occorrono rispettivamente 1.279 euro, 1.529 euro e 1.729 euro. Per la release da 27 pollici, l’impegno di spesa sale a 2.129 euro, 2.329 euro, 2.629 euro.

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Google Pixel e l’ottimizzazione Apple: la storia infinita

Android funziona, è versatile e ci si può fare praticamente tutto, iOS è… è… bello?

NO, è ottimizzato, solo questo. Da sempre il grande potere di Apple è stato produrre (non proprio autonomamente) sia l’hardware che il software di ogni suo smartphone e questo le permette di limarli e per l’appunto ottimizzarli sotto ogni punto di vista e renderli quindi apprezzabili e duraturi.

Android quindi (come anche Windows che ho però escluso per non confondervi troppo le idee) non è ottimizzato poiché frammentato su centinaia di prodotti diversi che ovviamente Google non può analizzare per assicurare le prestazioni migliori, ma non è solo questo il problema, questa frammentazione porta inevitabilmente alla perdita di un fattore che ogni anno porta decine di migliaia di utenti alla grande mela: la moda, fattore dovuto a quello che in un mondo di dispositivi top gamma tutti uguali io ritengo fondamentale, la personalità.

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E gli iPhone (con il loro sistema operativo ovviamente) di personalità ne hanno da vendere mentre Android con tutte quelle interfacce utente e quei dispositivi tra di loro diversissimi non lascia un’impronta nella mente degli utenti, come invece iOS fa. E voi direte “Tech ma ci sono i Nexus” già, Nexus comunque non prodotti da Google ma da HTC, LG, HUAWEI e compagnia cantante, Nexus comunque sempre diversi tra loro e che non hanno mai attirato l’attenzione dell’utente medio, con il loro aspetto anonimo e il loro nome mai sentito in televisione.

Tutti questi punti di forza hanno permesso ad Apple nel corso di questi lunghi anni di non avere mai un vero concorrente, non fraintendetemi ci sono molti altri dispositivi che tengono testa alla grande mela ma io sto parlando di concorrenza diretta, non ci sono stati infatti fino ad oggi dispositivi come gli iPhone prodotti in tutto e per tutto da una sola casa (a parte i Windows Phone che però non si sono mai fatti notare per le specifiche) ma adesso le cose stanno per cambiare con l’introduzione di una gamma di smartphone presentati come #madebyGoogle

Sto parlando di Google Pixel e Google Pixel XL, due terminali sì realizzati da HTC, ma sotto la stretta supervisione di Google che ha deciso ogni singolo passo, un po’ come già fa Apple con Foxconn. Per questo motivo questi sono i “suoi primi veri” smartphone.

madebygoogle

Inutile dire che le specifiche tecniche di questi dispositivi sono più che rispettabili (ve le lascio a QUESTO LINK) ma non è questo il fattore sul quale mi voglio concentrare, quanto più sul fatto che Google sta prendendo la cosa seriamente e non la sta trattando come trattava i Nexus. Chiara è l’intenzione di Google di creare un vero e proprio ecosistema made by Google e quindi diventare una controparte di Apple grazie a prodotti per la domotica come Google Home che come Apple TV gestirà la casa e offrirà un’integrazione multimediale con Google Chromecast, inoltre l’azienda di Mountain View si è lanciata seriamente nel mondo VR allargando ulteriormente questo ambiente, non dimentichiamoci inoltre il Pixel C che potrebbe nelle sue prossime versioni essere la versione robotica verde di iPad.

E per evidenziare questo voler strappare il mercato a Apple indovinate un po’ quale sarà il prezzo di Pixel in america? Tenetevi pronti: 649 dollari, esattamente il prezzo di un iPhone.

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Ma direte voi “non si può imporre la propria personalità al mercato in così poco tempo riuscendo a raggiungere la grande mela” e invece sì, con le corrette mosse di marketing, intraprese con l’acquisto da parte di Google della front page completa del giornale USA today che il giorno della presentazione dei terminali era (come vedete dall’immagine) occupata dal logo della G colorata.

Non è tutto però, big G ha già dichiarato di voler intraprendere una maestosa campagna di marketing volta a far conoscere questo smartphone al grande pubblico, un progetto molto ambizioso che mi sta davvero incuriosendo ma che non vi nascondo mi ha lasciato perplesso per un solo punto, il prezzo, che sebbene adatto per uno smartphone di questa fascia non mi sembra adeguato per il lancio di una nuova gamma che udite udite vuol far concorrenza ad Apple e potrebbe quindi non sortire i risultati sperati.

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Apple apre una nuova sede a Londra

Resa celebre in tutto il mondo per la copertina del disco Animals dei Pink Floyd nel 1977, Battersea Power Station, l’iconica ex centrale elettrica di Londra, sarà la nuova sede londinese di Apple.

Apple diventerà il più grande inquilino tecnologico di Battersea Power Station : occuperà sei piani dell’edifico Grade II, per un totale di circa 46mila mq e ospiterà oltre 1500 dipendenti.

Da una parte questa è una buona notizia per Londra, che con Brexit temeva che molte grandi imprese e aziende avrebbero smesso di investire nel Regno Unito. Dall’altra Apple conferma che non sposterà la propria sede centrale dall’Irlanda al Regno Unito, continuando quindi ad avvalersi della più favorevole tassazione irlandese.

Battersea Power Station è diventata oggetto di riqualificazione urbana dal 2013, anno in cui inizò la costruzione e realizzazione della parte residenziale. Il progetto di riqualificazione dell’area di Battersea Power Station prevede la realizzazione di un nuovo intero quartiere che si estenderà per ben 17 ettari lungo il Tamigi .

L’apertura delle vendite della parte residenziale si è dimostrata subito un successo tanto che in soli quattro giorni sono stati venduti immobili per un valore di 720 milioni di euro.

Nel nuovo quartiere di Battersea Power Station è prevista poi la creazione di spazi verdi, piscine, palestre e spazi commerciali.

La riconversione di Battersea Power Station ha avuto sin dal suo esordio un grandissimo successo: l’immissione sul mercato di tanti immobili nuovi finalmente pareggia la scarsa disponibilità di appartamenti nelle zone limitrofe, come Kensington e Chelsea in cui le case sono poche, costosissime e con spese di manutenzione molto alte.

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Google Foto 2.0 stabilizza le foto di iOS

Con un aggiornamento specifico, Google ha portato alla sua app fotografica ufficiale Google Foto le stesse funzioni di stabilizzazione automatica delle immagini Live Photo che aveva fatto debuttare tempo fa in un’app separata (Motion Stills).

Google Foto 2.0 adotta quindi la tecnologia che a Mountain View hanno sviluppato già qualche anno fa per la stabilizzazione dei video caricati su YouTube. In estrema sintesi, le app Google che hanno questa funzione impiegano diversi algoritmi mirati per separare gli oggetti in primo piano da quelli sullo sfondo e poi “congelare” il movimento di questi ultimi.

Parallelamente, in caso di video in cui l’iPhone non è semplicemente instabile ma proprio in movimento, altri algoritmi calcolano il percorso migliore che una videocamera stabilizzata avrebbe seguito per quella scena e lo applicano alla nostra ripresa.

Prima eseguiti in cloud sui server di Google, tutti questi algoritmi sono stati man mano ottimizzati per poter essere eseguiti anche da uno smartphone. Il risultato sono appunto Motion Stills prima e ora questa nuova versione di Google Foto.

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